lunedì 14 luglio 2008

Passaggio a Oriente: “dimensione” di una realtà

La lentezza di un viaggio nell’anima umana raccontata da Tabula Fati:
la biforcazione davanti a un bivio, la strada suggerita da un imprevisto



Fine anni Trenta. Il protagonista della vicenda, Vittorino, è poco più che adolescente alla vigilia della Seconda guerra mondiale e un evento infelice caratterizza alcune scelte di vita, dirottandolo in una dimensione quasi surreale. Tale è la dimensione nella quale viene catapultato il lettore, che, lentamente, scivola nella lettura del libro Istanbul bound, di Carlo Bordoni, Presentazione di Teodor Józef Korzeniowski (Tabula Fati, pp. 188, € 10,00), non riuscendo più a staccarsene, catturato dallo stile con il quale l’autore descrive ambienti, personaggi, sentimenti ed episodi, tra sogno e desiderio di un viaggio inaugurato e mai compiuto.

Avventura e seduzione lungo la Via della Seta

Una fotografia diventa la spinta motivazionale del giovane protagonista, l’aspirazione a effettuare la traversata a Oriente; quei luoghi bramati nelle sue fantasie, seppur temuti, che con lo scandire dei giorni assumono contorni fiabeschi e sospirati, il cui alone di misteriosità viene arricchito dai racconti dell’anziano amico di famiglia, Giuseppe, anch’egli vittima segreta dell’arcano fascino dell’Est.

Istanbul, coi suoi lezzi penetranti e pregnanti, il popolo e i colori, i costumi e lo stile di vita, ha già catturato i suoi prigionieri: i membri dell’equipaggio dell’Antonio Serra, battente bandiera italiana, ognuno per cause dissimili e accomunati dalla passione per il mare. Quella forte attrazione in quel rapporto di odio-amore che li vede imprecare a bordo, durante le tempeste, la solitudine e il silenzio e li tiene ostaggio in una “relazione d’amorosi sensi”, perché non più capaci di restare sulla terra ferma, quando lo sguardo si perde nel vuoto e si dimentica la capacità di comunicare col mondo.

Personaggi a caccia di sogni

Ogni personaggio vive grazie al racconto dell’autore, che talvolta pare fondersi col protagonista nella guarnita e meticolosa performance narrativa; il lettore avverte l’onirica proiezione nello scenario delineato, che sembra svelare alcuni meccanismi del periodo storico di riferimento.

Giugno 1939. Il viaggio ha inizio al porto di Marina di Carrara con l’incontro che segnerà il bivio nella giovane vita di Vittorino e prosegue con le vicissitudini dell’equipaggio nella lenta e lunga traversata del Mediterraneo. È durante gli anni di vita a bordo, che ognuno degli uomini “arruolati” ha sperimentato la condivisione di spazi e doveri, momenti di isolamento e riflessione, sogni abbandonati nel cassetto e chimere ossessive da inseguire.

Una di queste vittime è il capitano Ferdinando Beltramino, il quale, dopo decenni di attraversamenti nelle medesime acque, vive ancora la speranza di trovare la “sua” Ferdinandea, “l’isola-che-non-c’è”, la spiaggia di desideri e fantasie, ricca di tesori nascosti, ma soprattutto invisibile perché inesistente sulle mappe. Ne è convinto a tal punto da ricordare con maniacale precisione i luoghi di emersione dai quali deriverebbero i monili, custoditi gelosamente, che mostra a Vittorino. Il giovane diciottenne senza esperienza di imbarco, mozzo per esigenza, è catturato dalle stranezze di Beltramino, peraltro confermate dai compagni di viaggio, ma non si sente mai realmente appartenere all’equipaggio a pieno titolo. Lo svela adagio, l’autore, pigramente, quasi a non voler rivelare un finale che lascia senza fiato il lettore.

Marilena Rodi

www.bottegascriptamanent.it, anno II, n. 11, luglio 2008

http://www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=309

domenica 8 giugno 2008

RECENSIONE di Emanuela Grasso

Vittorio non ha ancora diciotto anni quando si imbarca sull'Antonio Serra, un piccolo mercantile che fa la spola tra Marina di Carrara e il Medio Oriente, fino ad Istanbul. Nell'Italia del regime Vittorio non vuole diventare un marinaio; ama leggere e studiare ma la morte prematura del padre interrompe la sua vita normale, quella fatta dalle uscite con gli amici, dai sabati passati a fare ginnastica e ad imparare i rudimenti della vita militare nella Gioventù Italiana del Littorio (GIL) non per convinzione, ma perché così facevano tutti. Dopo il suo primo incontro con l'equipaggio dell'Antonio Serra, Vittorio capisce che tutto ciò che vuole fare nelle vita è imbarcarsi ed andare per mare: in barca è il più giovane, e lo impiegano come tuttofare: di giorno lavora sodo, di notte legge libri. La sua vita è ravvivata e arricchita dal rapporto con i membri dell'equipaggio: Aldo il palombaro, Giuseppe il macchinista che gli vuole bene come un figlio, Luigi il radiotelegrafista ebreo, Salvatore il capo cuoco napoletano, Armando il nostromo e infine Ferdinando Beltramino, il capitano. Il capitano non scende da quella nave mai, neanche quando si attracca, e ha un'ossessione: ritrovare in mezzo al mediterraneo l'Isola Ferdinandea, che giura di aver visto una volta durante uno dei suoi primi viaggi...Nel luglio 1831 una nuova isola emerse a sud di Pantelleria dopo che la terra aveva tremato per i 10 giorni precedenti. Dalla terraferma gli abitanti di Sciacca, nella Sicilia sud-occidentale, videro per giorni una nube densa sollevarsi dal mare; nel dicembre del 1831 l'isola scomparve per non ricomparire mai più. Secondo la storia ufficiale, almeno, ma non secondo il capitano Beltramino: intorno alla sua ricerca si snoda la trama di Istanbul bound, fino ad un imprevedibile finale a sorpresa. Carlo Bordoni fa di Vittorio l'io narrante della storia, mettendo in bocca ad un ragazzo semi-istruito parole e concetti che a volte non sembrano calzare molto al personaggio (sebbene provvisto di una viva intelligenza): tuttavia il romanzo è scorrevole, immediato e piacevole da leggere. Tra le pagine più belle del libro, da segnalare l'introduzione a firma di Teodor Józef Korzeniowski, al secolo Joseph Conrad... al secolo scorso, ovviamente. Trovata burlesca dell'autore, grande ammiratore dello scrittore polacco-ucraino (e lo stesso dicasi per Melville, che riecheggia nella 'achabesca' ricerca di Ferdinando Beltramino), o ritorno dall’oltretomba del grande viaggiatore e scrittore inglese di origine polacca?

Emanuela Grasso

http://mangialibri.com/?q=node/1021

sabato 7 giugno 2008

RECENSIONE di Luca Di Gialleonardo

Già dalla premessa del romanzo si fa riferimento a Moby Dick, ma a mio avviso il libro ha delle caratteristiche che lo rendono distante dal capolavoro di Melville.
E, badate bene, con questo non voglio dire che il romanzo di Bordoni non sia interessante, anzi. La lettura è molto fluida e attenta e diventa naturale seguire le avventure del ragazzo costretto dalla cattiva sorte a diventare marinaio. Un marinaio del secolo appena concluso che si imbarca come mozzo verso Istanbul, una meta sognata dalle fotografie e dai racconti dell’equipaggio.
E ci ritroviamo quindi a navigare, insieme a personaggi descritti minuziosamente, tanto da farceli conoscere, in particolare Beltramino, il comandante che, come Achab, insegue un sogno che qui non è rappresentato da una balena, ma da un’isola misteriosa, Ferdinandea, che affiora dai mari carica di tesori. Al contrario di Achab, però, Beltramino fa quasi tenerezza, con le sue idee strampalate e i suoi sogni di bambino.
La scrittura è molto buona, Bordoni sa usare davvero la tastiera e in alcuni passaggi riesce a infondere emozioni molto forti. Toccante è il capitolo dei tedeschi a bordo, quando l’ombra delle leggi razziali nel periodo fascista mostra la sua crudeltà anche su una nave lontana dal mondo.
Il finale lascia a bocca aperta e, anche se non mi ha convinto al 100%, ritengo concluda in bellezza un romanzo da consigliare.

http://v3.operanarrativa.com/node/736

domenica 30 settembre 2007

ISTANBUL BOUND di Carlo Bordoni vince il Premio Letterario Anguillara Sabazia 2007 per la narrativa

Con il romanzo Istanbul Bound (Edizioni Tabula Fati) Carlo Bordoni si è aggiudicato la VI edizione del Premio Letterario Anguillara Sabazia 2007 per la narrativa, ex equo con Mario A. Toscano (Ostmark 1916, Jaca Book, Milano 2007). La proclamazione dei vincitori è avvenuta sabato 29 settembre presso il Museo dell'Aeronatica Militare di Vigna di Valle, sul lago di Bracciano, alla presenza di un folto pubblico.

Questa la motivazione del premio:
L'ampiezza del respiro narrativo governa una prosa piena, profonda ed inarrestabile. E' un romanzo dentro gli scenari dell'avventura di mare, elemento fluido, mutevole segreto che unisce i loro destini, protagonista una vecchia nave da carico a vapore e il suo comandante, pronti ad affrontare l'epico viaggio nella continua ricerca di un'isola del Mediterraneo: la Ferdinandea. Terra da amare nella fascinazione dell'illusione che appare dal nulla e nel nulla poi di nuovo scompare. L'isola intima, struggente, evoca sogni sospesi, passioni; luogo magico, incantato, l'io della rinascita interiore.

venerdì 21 settembre 2007

Carlo Bordoni finalista al Premio Anguillara Sabazia


Carlo Bordoni è fra i tre finalisti per la narrativa del Premio Anguillara Sabazia 2007 con il romanzo Istanbul Bound (Tabula fati, Chieti, 2007), insieme a Stefania Craxi e Mario Aldo Toscano.
La proclamazione del vincitore avverrà sabato 29 settembre ad Anguillara-Bracciano (Roma). Il romanzo di Carlo Bordoni narra la fantastica vicenda di un adolescente imbarcato su una nave da carico che fa la spola tra Marina di Carrara e Istanbul nel 1939.


Carlo Bordoni
ISTANBUL BOUND
Tabula Fati, Chieti 2007
[ISBN-88-7475-116-8] - Pag. 192 - € 10,00

venerdì 18 maggio 2007

Presentazione: ISTANBUL BOUND (Firenze, 22 maggio, ore 18,00)

Melbookstore
Firenze - via de' Cerretani
Martedì 22 maggio, ore 18.00
Presentazione del romanzo di Carlo Bordoni
ISTANBUL BOUND
Edizioni Tabula fati

Saranno presenti Graziano Braschi, Giuseppe Panella e Gianfilippo Pizzo

mercoledì 16 maggio 2007

Il giudizio di Diego Zandel

La follia del capitano Achab in Moby Dick, di Lord Jim, e che dal capitano Beltramino, in Istanbul Bound, si trasmetterà nel giovane protagonista del romanzo che forse, forse, ha trovato l’isola che non c’è, e che esiste solo perché il mito l’ha consegnata, se non alla storia, alla letteratura. La «Antonio Serra», proprio per questo, non arriverà mai a Istanbul, troppo reale, laggiù in fondo «e te ne accorgi dal traffico di navi che s’intensifica... è allora che cominci a sentire l’odore di Istanbul, a intuire i suoi minareti all’orizzonte. Ma si tratta solo di miraggi». Mica è vera come Ferdinandea, l’isola che non c’è, dove alla fine l’equipaggio della «Antonio Serra» sbarca. Come deve esserci sbarcato mio nonno, e deve essersi trovato bene, se non è più ritornato.
(Diego Zandel)